Oggi, quando hai aperto gli occhi e mi hai accolta con un sorriso e abbracciata e baciata ripetutamente, ho capito subito che c'era qualcosa che non andava. Mi sono ritrovata catapultata in un mondo parallelo. "C'è un uomo che deve arrivare - mi hai detto - voglio mettermi le scarpe belle". Io ti ho messo i tuoi sandali da casa e tu eri tutta contenta. "Andiamo a lavorare, bisogna preparare la casa, tirare fuori gli addobbi, imbandire la tavola". "C'è una festa?" ti ho chiesto. E tu: "No, proprio una festa no, ma bisogna accoglierlo bene". Era un certo Mario che doveva arrivare e io mi chiedevo se fosse qualche tuo amico venuto dal passato o tuo zio o un Mario di fantasia. Ma non ha importanza, non ha importanza davvero. E' senz'altro meno doloroso saperti in un tuo mondo immaginario che vederti soffrire. "Chi è quel bambino così carino?", mi hai chiesto infine sorridente indicando nel vuoto. "Non lo conosco - ti ho risposto - vado a chiederglielo".